L'AQUILA: INCHIESTA SULLA MORTE DELL'ALLIEVA MARESCIALLO

- Aurora Valenti avrebbe confidato alle colleghe più vicine di aver già tentato una volta di farla finita. È uno degli elementi che trapelano
nell'ambito dell'inchiesta sulla morte della 22enne allieva maresciallo della Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza di Coppito.
Un racconto che aprirebbe uno squarcio sul disagio vissuto dalla giovane originaria di Alcamo, e che gli investigatori stanno ora cercando di
ricostruire attraverso le parole delle persone che le erano più vicine. Le amiche più intime avrebbero riferito agli investigatori che Aurora aveva
parlato con loro di quel precedente tentativo, manifestando una condizione di sofferenza che sarebbe stata presente già prima della tragedia.
Ma nelle audizioni sono emersi anche altri particolari relativi alla vita quotidiana all'interno della scuola. La giovane sarebbe stata sottoposta più volte a provvedimenti disciplinari, (con "punizioni" avvenute alla presenza di altri allievi nel corso delle lezioni), circostanza riferita agli investigatori dalle stesse allieve ascoltate come persone informate sui fatti. Sono elementi che, presi singolarmente, non spiegano la tragedia, ma che la Procura sta valutando per comprendere quale fosse lo stato d'animo della ragazza nelle settimane precedenti alla morte. A questo quadro si aggiungono, a quanto pare, anche i messaggi scambiati con la sorella. Aurora le avrebbe raccontato le proprie difficoltà e la situazione che stava vivendo all'interno dell'istituto. La sorella, preoccupata, le avrebbe consigliato di lasciare la scuola. Quelle conversazioni sono ora tra gli elementi che gli investigatori intendono esaminare con maggiore attenzione, insieme ai messaggi scambiati con i genitori e alle altre comunicazioni presenti sui dispositivi elettronici della giovane. La ricostruzione passa infatti anche attraverso computer e
telefoni sequestrati dopo la tragedia, oltre al diario personale dell'allieva. 

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