Politica

sospiri opificio

Comunicato stampa prima sessione di lavoro di Opificio 20.16 su sviluppo delle città

Oggi vanno assunti impegni chiari da parte di chi ha responsabilità di Governo, il primo è sul lavoro e, di conseguenza, sull’edilizia. Pescara è l’unica città che non ha ancora approvato il Decreto sviluppo, fermo dal 2014. E negli uffici di Pescara sono fermi 25 maxi-progetti presentati sulla base di quel Decreto che, in termini di lavoro, avrebbero portato 70milioni di euro di lavori e 3milioni di euro di Bucalossi, fondi freschi nelle casse comunali. L’impegno che chiediamo alla maggioranza di governo è quella di chiudere queste partite prima delle ferie estive, portando in aula la delibera. Da qui potranno partire altri progetti, sui quali siamo pronti a confrontarci, come le aree di risulta o il nuovo Stadio”. A dettare l’agenda di lavoro del Comune di Pescara sono stati il Capogruppo di Forza Italia alla Regione Abruzzo Lorenzo Sospiri e al Comune di Pescara Marcello Antonelli nel corso della prima sessione di lavori di ‘Opificio 20.16’ che stamane ha visto protagonisti del dibattito il Capogruppo di Forza Italia alla Regione Abruzzo Lorenzo Sospiri, il sindaco di Pescara Marco Alessandrini, il Presidente della Provincia Antonio Di Marco, il Capogruppo del Pd Marco Presutti, il capogruppo di Forza Italia Marcello Antonelli, il consigliere comunale Fi Fabrizio Rapposelli, il consigliere provinciale Fi Mario Lattanzio, il vicepresidente della giunta regionale Giovanni Lolli e il sindaco di Chieti Umberto Di Primio. Presenti in sala tra il pubblico il Presidente della Camera di Commercio Daniele Becci, il Presidente dell’Ordine degli Architetti Laura Antosa, il Presidente dell’Ance Marco Sciarra, il vicepresidente dell’Ordine degli Ingegneri Marco Pasqualini, il Direttore del Dipartimento di Architettura Paolo Fusaro, il Commissario Aca Vincenzo Di Baldassarre, oltre che a consiglieri di maggioranza e opposizione, compresa la compagine del Ncd.

A introdurre i lavori è stato il Capogruppo Sospiri: “Obiettivo della giornata è quella di favorire un confronto duro, ma costruttivo, tra due diverse concezioni di governo,  iniziando con il tema del rilancio della nostra economia: strategica in tal senso è l’alleanza dei territori pensando che nella crisi generale le città continuano a competere, e allora anche Pescara può farlo, ma prima dobbiamo capire dove vogliamo andare”. “La massima priorità è il tema del lavoro, che non si crea approvando pezzi di carta, ma ci vogliono contenuti. L’edilizia è uno dei settori fondamentali per rilanciare economia e lavoro – ha detto il Capogruppo Antonelli – e purtroppo Pescara è l’unica città che non ha recepito il Decreto Sviluppo che non è una legge per costruire di più, ma piuttosto tende a rigenerare il patrimonio edilizio già esistente con edilizia innovativa e noi abbiamo l’urgenza di approvare quella delibera in Consiglio comunale per dare respiro alle imprese”. “Purtroppo nelle sedi di governo, Comuni, Regione, ci si occupa troppo poco del tema del lavoro che invece è il vero problema per 9 famiglie su 10 – ha detto il vicepresidente Lolli -. Partiamo da due verità: innanzitutto la filosofia del ‘lavoro pubblico e sicuro’ è finita, l’unico lavoro possibile oggi è quello che danno le imprese, che allora vanno aiutate a svilupparsi. La seconda verità è che noi siamo una regione industriale e non sappiamo di esserlo, l’industria incide del 30 per cento sul tessuto produttivo; il 93 per cento delle aziende esistenti sono  composte da meno di 9 dipendenti, ma sono in forte crisi. E allora due le strade per il rilancio: innanzitutto l’accesso ai fondi comunitari; poi la semplificazione per l’accesso al credito e alla burocrazia, e per la rigenerazione del patrimonio industriale esistente”. Il sindaco Di Primio ha posto l’accento sulla necessità di “fare rete tra i Comuni  per pianificare in modo coordinato i servizi giuridici, sanitari, sociali, evitando doppioni che riducono la qualità di quei servizi”. Il sindaco di Pescara Alessandrini ha parlato del “clima pesante che si respira in strada, simile a quella degli anni ’70, solo che all’epoca c’era l’ideologia, oggi c’è la paura del futuro e si usa la contumelia, l’insulto nei confronti di chi governa. Il frastuono non favorisce la soluzione dei problemi, e lo abbiamo visto con il ‘caso’ dell’istituzione della tassa di soggiorno, una scelta politica che ci ha tenuti 12 giorni in aula per assistere a un teatrino. Pescara ha oggi due grandi obiettivi: le aree di risulta, una partita aperta da troppo tempo, oggi abbiamo un quadro di sostenibilità per lanciare sul mercato un Project Financing. Nel Master Plan sono stati previsti 12milioni di euro di fondi pubblici, ma poi comunque dobbiamo confrontarci con il mercato privato. Poi il nuovo stadio, necessario perché l’attuale impianto ci costa 8milioni di euro l’anno. Tuttavia c’è la Sovrintendenza che è una specie di ‘Spectra’ e che deve decidere anche sul colore dei cartelli di divieto di balneazione e di questo dovremo parlarne”. “Se fuori le città bruciano – ha risposto il consigliere Rapposelli – è perché c’è rabbia sociale che ha una matrice: la mancanza di lavoro. Per questo è necessario rilanciare l’edilizia approvando il Decreto Sviluppo, facendo partire il Piano regolatore portuale e la diga foranea”. “Se il clima è pesante – ha ribattuto il Capogruppo Antonelli – è perché siamo usciti da cinque anni in cui il dibattito politico è stato bloccato da un  confronto durissimo e ostruzionistico. Ora possiamo ripartire dai temi importanti, come l’ex Cofa, demolito con 700mila euro di fondi pubblici, ma sta sempre lì. Idem per il Consorzio Agrario. Ora il Consiglio comunale di Pescara ha il dovere, l’obbligo, di andare in aula per una sessione sui grandi progetti strategici, urbanistici ed edilizi che io farei precedere da un confronto all’Urban Center con gli Ordini professionali e le Associazioni cittadine perché la politica ascolti prima di decidere per partito preso. Il centro-destra è disponibile a condividere, ma fateci vedere dei progetti, che a oggi non ci sono”. “Diamo qualche numero – ha detto il Capogruppo Sospiri –: nel 2015 l’occupazione in Abruzzo era pari a 479mila unità, nel 2014 era di 476mila unità, dunque nel 2015 abbiamo avuto 3mila unità in più; tuttavia tra l’ultimo quadrimestre del 2015 e del 2014 c’è stata una flessione di 17mila unità, un decremento del 3,3 per cento in controtendenza dal dato nazionale che ha invece registrato un +0,8 per cento. Sono questi i numeri che ci devono far riflettere e preoccupare”. “Dati che dipendono anche dal terremoto – ha detto il vicepresidente Lolli -, per cambiare passo dobbiamo puntare sulla semplificazione e sulla riqualificazione per aziende importanti del nostro tessuto e che sono in crisi, come la Brioni”. Il dramma delle aree interne è stato affrontato dal consigliere Fi Lattanzio: “Il terremoto ha colpito anche le aree interne, dove ora la situazione peggiorerà con la chiusura dell’ospedale, che imporrà a 321 unità oggi impiegate a fare la valigia e ad andare a lavorare a Pescara. Per non parlare della totale assenza di infrastrutture”. “L’impegno che oggi chiediamo a chi governa – hanno insistito Capogruppo e Antonelli – è di chiudere le partite sullo sviluppo del territorio prima delle ferie estive”.

Pescara, 30.04.2016

Capogruppo Forza Italia

Regione Abruzzo

Lorenzo Sospiri

di giuseppantonio

RISCHIANO DI CHIUDERE LE BIBLIOTECHE PROVINCIALI: L' UDC CHIEDE L' URGENTE APPROVAZIONE DELLA LEGGE SUL SISTEMA BIBLIOTECARIO ABRUZZESE.

"Le quattro storiche Biblioteche Provinciali abruzzesi rischiano di essere travolte dai meccanismi discutibili della Legge di riordino delle Province italiane (la L. 56/2014, cosiddetta Delrio) e dalla sua farraginosa e lenta applicazione da parte della Regione Abruzzo.​Dal mese di maggio del 2012 si aspetta una legge regionale che salvi queste importanti Istituzioni culturali". Lo denuncia in una nota il Coordinamento regionale dell'UDC.  ​Da allora, dopo tutto l’impegno da parte dei direttori provinciali,coordinati da quello di Pescara Enzo Fimiani, e dell'Associazione Italiana Biblioteche, nessun passo è stato effettuato dalla Regione Abruzzo per risolvere il problema . "Non si sono compiuti atti concreti- si legge nel documento dell' UDC- volti a salvaguardare non solo uno straordinario patrimonio dell’Abruzzo, sia culturale, sia materiale (il valore complessivo, bibliografico, artistico, documentario e edilizio, delle quattro Biblioteche è stimabile in circa 50 milioni di euro), ma soprattutto dei servizi pubblici ormai essenziali per centinaia di migliaia di cittadini ogni anno"  "Come è stato dimostrato anche sulla stampa nazionale (è di pochi giorni fa un articolo, in prima pagina, sulla “Repubblica” che parla del “ritorno delle Biblioteche”)- spiega Enrico Di Giuseppantonio commissario regionale UDC ed ex presidente della Provincia di Chieti- uno dei segni distintivi dei nostri tempi difficili è proprio un bisogno sempre più forte di trovare nelle istituzioni bibliotecarie servizi e centri di aggregazione sociale. In Abruzzo, poi, una simile questione- prosegue Di Giuseppantonio-  assume i caratteri dell’emergenza civile, poiché, non lo si dimentichi, i territori abruzzesi non sono certo quelli toscani, emiliani o lombardi, dove un’enorme quantità di Biblioteche sparse tra centri urbani e aree provinciali consente una grande possibilità di fruizione ai cittadini. In Abruzzo, le quattro Biblioteche Provinciali sono l’essenza stessa della cultura regionale: se vanno davvero in crisi loro, va in crisi tutto l’impianto civile del territorio, più di quanto già non sia". ​La proposta di Legge regionale, presentata dagli ex presidenti delle Province Di Giuseppantonio, Testa, Del Corvo e Catarra, si è arenata nelle Commissioni della Regione Abruzzo senza mai giungere in Aula  consiliare per la discussione. Essa intendeva riordinare e razionalizzare l’intera materia delle Biblioteche abruzzesi, cercando di volgere le difficoltà attuali in una opportunità per il futuro e avendo almeno cinque obiettivi fondamentali: agevolare e incentivare, in condizioni di pari opportunità, l'accesso dei cittadini agli strumenti di informazione, cultura, conoscenza e formazione permanente, nonché a tutti i servizi pubblici connessi; promuovere lo sviluppo e la trasformazione qualitativa dell'offerta di servizi bibliotecari sul territorio regionale, con l'impiego diffuso e mirato di nuove tecnologie; riconoscere e valorizzare il ruolo e la funzione di tutte le Biblioteche pubbliche e private operanti nel territorio regionale per l’esercizio della cittadinanza; costituire un unico Sistema Bibliotecario Abruzzese (SBA); razionalizzare i costi a livello regionale e migliorare i servizi pubblici bibliotecari tramite una rete integrata di servizi. ​"Sul piano dell’economicità, efficienza ed efficacia dei servizi sul nostro territorio -si legge ancora nel documento dell'UDC- la costituzione di un Sistema Bibliotecario Abruzzese avrebbe ricadute oltremodo positive". Grazie alla rete unica e integrata tra le Biblioteche aderenti al Sistema Bibliotecario Abruzzese, infatti, sarebbe possibile da un lato razionalizzare in misura rilevante i costi (anche diminuendoli in riferimento ad alcuni aspetti, come per esempio un unico Polo informatico del Servizio Bibliotecario Nazionale – SBN, che oggi vede la presenza di tre Poli in Abruzzo); e dall’altro migliorare tutti i servizi pubblici, gli assetti organizzativi, le reciproche collaborazioni tra Biblioteche (anche coordinandosi con gli ex Centri servizi culturali della Regione Abruzzo che hanno al loro interno anche biblioteche).

30/04/2016

d alfonso dirupo

D’ALFONSO A TUTTO CAMPO ALL’INIZIATIVA “OPIFICIO 2016”

Sto battagliando per far avere una sede unica alla Regione, non per far contenti i costruttori ma per far lavorare meglio il personale. In Comune davo un’indicazione e dopo tre ore mi tornava il risultato, ora ci vogliono 32 giorni. Troppe sedi distaccate e troppa dispersione rendono difficile la verifica del lavoro”. E’ quanto ha affermato il Presidente della Giunta regionale Luciano D’Alfonso alla manifestazione Opificio 2016 in corso di svolgimento all’Aurum di Pescara, intervenendo durante la sessione intitolata “Priorità lavoro: progetti per lo sviluppo a confronto”.

In apertura di dibattito D’Alfonso aveva posto un quesito: “Esistono argomenti che ci accomunano, maggioranza e opposizione in Regione, sui quali si possa lavorare insieme? Io penso di sì, e voglio riportare a casa un allineamento di priorità”.

Poi una riflessione di tipo politico: “Se ogni cinque anni questa regione cambia amministrazione, vuol dire che qualcosa non funziona. Sono convinto che se una giunta non viene riconfermata ci sono tre elementi che non vanno: sanità, patrimonio infrastrutturale e vita delle imprese. A questo proposito, vi svelo che la San Carlo vuole insediarsi in Abruzzo. Il pacchetto Madia prevede procedure azzerate per le imprese che vogliono creare infrastrutture produttive, ed io lo benedico per questo. A Renzi ho chiesto anche di semplificare le norme per le bonifiche industriali”.

ranieri gianlucaPowercrop: la vittoria è ancora lontana, ma ha già cento padri.

Nella conferenza stampa tenutasi presso il comune di Avezzano il giorno 27 aprile, il sottosegretario Mazzocca, il Sindaco Di Pangrazio e i consiglieri regionali marsicani intervenuti (quelli di maggioranza) hanno sottolineato come il risultato ottenuto nella lotta all’ecomostro Powercrop, cioè la revoca dell’accordo ed il no della Conferenza di Servizi,  sia merito di tutti, anche di chi, fino a ieri, il progetto Powercrop lo aveva sostenuto.

“Da parte nostra,” dichiara il consigliere del Movimento 5 Stelle Gianluca Ranieri, “siamo contenti. Contenti che la regione abbia fatto quanto gli avevamo suggerito: del resto, abbiamo ampiamente dimostrato in questi due anni che quando il Governatore della regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, instaura un dialogo costruttivo con le opposizioni, l’azione amministrativa diviene più efficace e a beneficiarne sono i cittadini. Peccato che non accada spesso.”

“Attenzione però,” continua il consigliere 5 stelle, “la lotta per salvare la Marsica dalla megacentrale a biomasse è ancora lunga e passa attraverso la notifica di revoca dell’accordo al Comitato Interministeriale, cosa che peraltro non viene prevista nella delibera. Ciò lascia supporre che, aldilà della notifica, manca ancora la volontà di portare avanti una seria azione politica a supporto di quanto deciso, in primis nei confronti del comitato, per ribadire, sia sul piano tecnico, sia, a maggior ragione, sul piano politico, quanto deliberato.”

Resta altresì un’incognita il nuovo accordo di riconversione del comparto bieticolo-saccarifero a cui pure il sottosegretario Mazzocca ha solo accennato, ma sul quale è il caso di fare al più presto chiarezza definendo nei dettagli quali saranno le intenzioni del governo regionale.   

atessa manifestazione ospedale 01Rapinato in pieno giorno L’Ospedale San Camillo di Atessa

Le promesse di Pinocchio...

Nel pomeriggio di giovedì 28 aprile una ditta di traslochi ha trasferito letti, tavoli e attrezzature del blocco operatorio del San Camillo di Atessa verso l’ospedale Renzetti di Lanciano.

Tre sale operatorie all’avanguardia recentemente realizzate con un investimento di circa 5,9 milioni di euro sono state smantellate.

Un vero “affare” chiudere il S. Camillo di Atessa ! ... nel mentre al Renzetti lamentano 400 interventi in lista di attesa da mesi per mancanza di personale (vedi “Il Centro di domenica 24 aprile).

Eppure c’è ancora chi crede nelle promesse e invece di sostenere la battaglia del Sindaco di Atessa per il San Camillo, fiancheggia i responsabili e i complici della rapina.

Purtroppo, in pochi hanno capito il motivo per cui l’assessore regionale alla sanità Paolucci  ha chiuso l’Ospedale San Camillo.

E allora forse è il caso di essere espliciti:le risorse economiche del San Camillo di Atessa l’Assessore le sta dirottando verso l’ospedale di “casa propria” ovvero quello di Ortona dove ha posto in essere una serie di provvedimenti di potenziamento come: il trasferimento di Dermatologia clinica da Chieti ad Ortona, posti letto di protesica ortopedica, posti letto di chirurgia oncologica ed un centro regionale per melanomi.

Eppure ….. il blocco operatorio del San Camillo di Atessa è stato chiuso per motivi di sicurezza perché non c’era la rianimazione.

Il blocco operatorio del San Camillo di Atessa doveva e poteva essere un vero polmone per sostenere le difficoltà del Renzetti, ma la politica regionale ha deciso diversamente perché Atessa non ha un governo comunale della stessa parrocchia e perciò  ad Atessa …….hanno ridotto l’attività ambulatoriale da quattro a due giorni al mese, ridimensionato il laboratorio radiologico e il laboratorio analisi si regge con un solo medico.

Sarebbe proprio il caso che certi movimenti e partiti politici rimettessero in discussione la propria posizione per  capire se veramente antepongono gli interessi di parte a quelli della salute dei cittadini.

Il Sindaco di Atessa

Nicola Cicchitti